La forza di Franja

Sono dovuta andare in Slovenia per un paio di giorni e attraversato il confine a Trieste, in viaggio verso Lubiana (la capitale), ho fermato la macchina e cambiato la destinazione sul navigatore. Ho messo Dolenji Novaki. Era ancora presto e ho pensato che non potevo davvero passare per la Slovenia e non andare a vedere l’ospedale partigiano di Franja!

Franja, il cui nome intero è Franja Boic Bidovec, nasce in Slovenia nel 1913 e studia medicina a Lubiana, poi a Belgrado e infine in Croazia dove si laurea specializzandosi in ginecologia nel ’39 divenendo poi medico di famiglia.

Ma quando nel ’41 le potenze dell’Asse invasero la Jugoslavia, lei decise di fare la sua parte collaborando illegalmente con il movimento di liberazione nazionale (arrestata tre volte e poi liberata) e nel ’43 si unisce ai partigiani diventando primario di un ospedale segreto costruito in una gola di fianco ad un torrente nel cuore della Slovenia.

Fu cercato disperatamente per essere raso al suolo, ma subì solo due attacchi (44 e 45)

Furono diversi i punti di forza che lo resero pressoché introvabile

L’inaccessibilità. Ora sono state costruite delle scale che ci permettono di raggiungere facilmente l’ospedale, ma durante la guerra si camminava lungo sentieri impervi e per alcuni tratti addirittura dentro il torrente per poi arrampicarsi lungo le pareti della gola.

I feriti venivano bendati per evitare che potessero riconoscere la strada e poi cedere sotto tortura o tradire, come purtroppo alcuni fecero. Perchè in quell’ospedale curavano tutti indipendentemente dalla divisa che indossavano.

L’ospedale aveva intorno una difesa militare. Avevano minato un campo e costruito molti bunker di avvistamento perfettamente mimetizzato con la natura (foto)

E in ultimo va ricordata la collaborazione della popolazione locale che mantenne il segreto nonostante interrogatori e minacce.

Nell’ospedale di Franja curarono 578 persone di cui 500 sopravvissuti e lei lasciò l’ospedale il 5 maggio del 45 insieme all’ultimo ferito.

Finita la guerra continuò a lavorare come medico negli ospedali militari e più tardi in due cliniche ginecologiche e muore a Lubiana nel 1985.

Per me è stata un’esperienza davvero intensa che consiglio a tutti e consiglio di condividere con i figli.

(Non adatto a persone che hanno difficoltà motorie).

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